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Novembre 2017

_ _ _ M O N D O

Donald Trump ha nominato Jerome Powell alla presidenza della banca centrale americana. Tale scelta pone le basi per una continuità con le politiche di Janet Yellen di questi anni, anche se in tema di regolamentazione bancaria il nuovo Presidente sembra essere più accomodante.

Il tasso di disoccupazione ad ottobre negli Stati Uniti è sceso al 4,1%, livello minimo registrato solo 17 anni fa, e buone notizie anche sul fronte della produttività, salita più delle previsioni nel terzo trimestre confermando la buona dinamica del Pil (+3.3% su base annua rispetto alle attese delle analisti  a +3.0%).
La riforma fiscale stimolata dall’amministrazione, seppur leggermente annacquata rispetto alle intenzioni iniziali, sembra essere in dirittura d’arrivo con l’approvazione al Senato prevista in questi giorni.

Il mese di novembre si è chiuso con gli indici americani che hanno fatto registrare i nuovi massimi storici con una performance dall’inizio dell’anno che oramai sfiora il 20%.  Il ritorno per un investitore europeo si riduce però drasticamente in quanto il dollaro ha ripreso la fase di deprezzamento nei confronti della divisa europea, giunto a circa il 15% dall’inizio dell’anno. Deprezzamento che potrebbe essere alla base delle difficoltà registrate dagli altri indici azionari, in particolare quello europeo, considerato il freno alle esportazioni che la dinamica valutaria potrebbe comportare.

Il Petrolio si è mantenuto sui livelli massimi registrati il mese precedente grazie anche alla conferme di un prolungamento dei tagli alla produzione da parte dei paesi Opec.

Il rendimento delle obbligazioni a 10 anni USA si è mantenuto stabile (tra il 2.30% ed il 2.40% attuale) con una certa tendenza all’appiattimento della curva dei rendimenti ovvero con un rialzo più marcato sulle scadenze brevi in vista del probabile nuovo rialzo dei tassi ufficiali da parte della Fed in Dicembre.

 

_ _ _ E U R O P A

La Banca centrale d'Inghilterra ha deciso di alzare i tassi per la prima volta negli ultimi dieci anni, dallo 0,25 % allo 0,5 per cento, azione che denota una certa preoccupazione riguardo le ricadute sull’inflazione domestica dell’indebolimento della sterlina a seguito della Brexit.  
Sul fronte Banca Centrale Europea, per Draghi i miglioramenti registrati per quanto riguarda il mercato del lavoro in Europa non si sono tradotti ancora in un incremento dei salari.

Ha destato sorpresa ed anche preoccupazione l’interruzione delle negoziazioni tra la Merkel e i potenziali partiti di coalizione riguardo la formazione del nuovo governo. Con lo spettro di un ricorso alle urne si è riaffacciata l’ipotesi di un nuovo coinvolgimento dei socialdemocratici al fine di riformare un governo di grande coalizione. Questa improvvisa incertezza politica in Germania ha evidentemente penalizzato l’indice azionario tedesco.  Nessuna implicazione sembra aver avuto invece né sull’andamento dei rendimenti obbligazionari, né sull’Euro.

Il 21 Dicembre le nuove elezioni del governo catalano potrebbero riproporre o meno le tensioni emerse in occasione del referendum sull’indipendenza.

 

_ _ _ I T A L I A

I titoli di Stato italiani hanno continuato a beneficiare degli annunci della BCE, con una ulteriore riduzione a 145 punti base del differenziale tra il BTP a 10 anni ed il corrispondente titolo tedesco. Il percorso piuttosto spedito della nuova Legge di Bilancio ha agevolato tale tendenza così come le buone notizie sul versante economico con la crescita del PIL 2017 che dovrebbe risultare pari almeno all’1.5%. Purtroppo le ennesime tensioni nell’ambito del sistema bancario hanno nuovamente messo alla prova la confidenza degli investitori:  l’annuncio di un imponente aumento di capitale da parte del Credito Valtellinese  e le difficoltà a portare a termine l’aumento di capitale promosso da Carige hanno riproposto lo stato di incertezza in cui versa il sistema bancario domestico anche se il progressivo calo dello stock di sofferenze, registrato dai dati della Banca d’Italia, induce ad un certo  ottimismo.

 

_ _ _ I N A R C A S S A 

Il patrimonio di Inarcassa a valori correnti di mercato a fine mese, ha oramai superato i 10 mld di euro gra-zie sia all’impulso fornito dalla gestione finanziaria (con un rendimento lordo a valori di mercato che ha su-perato il 4%) che ai nuovi apporti contributivi del mese scorso.

Il contributo positivo principale rimane quello della componente destinata ai titoli azionari domestici, pe-raltro ulteriormente aumentata nelle scorse settimane, a cui fa seguito anche quello della componente relativa ai titoli dei Paesi Emergenti e agli strumenti destinati all’economia reale (private equity e private debt), anch’essi in progressivo aumento in questo scorcio di fine anno.