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Giugno 2018

_ _ _ M O N D O

Il rapporto sul mercato del lavoro di maggio negli Stati Uniti ha registrato la creazione di 223mila nuove buste paga nel mese; il tasso di disoccupazione è sceso al 3,8%, dal 3,9% precedente, sui minimi dal 2000, mentre la dinamica dei salari si è lievemente rafforzata, con una crescita su base annua del 2,7% dal 2,6% precedente. L’indice dei prezzi al consumo ha presentato una crescita del 2,8% in termini tendenziali, in linea con le attese e in accelerazione rispetto al 2,5% precedente. Si tratta della maggiore crescita da febbraio 2012. Il dato riflette in parte l’aumento del prezzo del greggio, ma decisivo è stato anche l’incremento dei prezzi dei settori legati ai servizi.

La riunione della FED si è conclusa con un rialzo di 25 punti base dei tassi sui Fed Funds che ora si muovono nel range 1,75 - 2%. La Banca Centrale, dopo aver alzato le stime sulla crescita e sull’inflazione, ha rappresentato la volontà di cambiare il ritmo di rialzo dei tassi; infatti, per il 2018 vengono proiettati ulteriori due rialzi dei tassi e non più solo uno. Il vertice fra USA e Nord Corea costituisce un evento storico, ma restano le incognite sull’applicazione concreta degli intenti che dovrebbero portare alla denuclearizzazione e alla stabilizzazione di una delle aree più strategiche negli equilibri politici ed economici a livello globale.

Nel corso del mese i mercati finanziari hanno risentito delle perduranti tensioni politiche che hanno avuto il loro culmine nella crisi istituzionale tedesca e nella decisione di Trump di sospendere l’esenzione dei dazi sull’acciaio e sull’alluminio a partner strategici come l’Unione Europea, il Canada e il Messico. Le tensioni commerciali sono aumentate, dopo che Trump ha minacciato di imporre dazi sulla quasi totalità dell’import proveniente dalla Cina (circa 500 mld di Dollari). L’escalation sulla questione dei dazi rappresenta uno dei fattori di maggiore incertezza sui mercati per le potenziali ripercussioni sull’economia globale. Le prossime settimane saranno fondamentali per capire se la strategia di Trump sia prettamente politica, per arrivare ad un accordo con la Cina da enfatizzare nelle elezioni di Midterm di Novembre, o rappresenti un cambio di paradigma economico più strutturale dalle conseguenze più profonde.

I mercati azionari hanno risentito dell’aumento dell’avversione al rischio e sono stati interessati da una serie di vendite che hanno penalizzato, soprattutto, i settori e le aree geografiche maggiormente orientate all’export (Asia e Paesi emergenti). All’interno di uno scenario nel quale le politiche monetarie della FED e della BCE tendono a divergere ulteriormente, sui mercati valutari si è assistito ad un ulteriore indebolimento dell’Euro nei confronti del Dollaro.

 

_ _ _ E U R O P A

La BCE ha annunciato la decisione unanime di terminare il Quantitative Easing a fine anno, con un ritmo di acquisti nell’ultimo trimestre che sarà di soli 15 miliardi di Euro. L’orientamento della Banca Centrale rimane, comunque, molto accomodante sulla base di un’indicazione dell’Istituto Centrale che vede il primo rialzo non prima della fine dell’estate 2019.

L’indicatore di fiducia economica elaborato dalla Commissione Europea ha segnato una lieve flessione in maggio, pur mantenendosi su livelli storicamente elevati e coerenti con una prosecuzione della crescita. In linea con questo quadro il tasso di disoccupazione della zona ha proseguito la graduale discesa, assestandosi all’8,5% in aprile dall’8,6% precedente. La stima finale di maggio dell’indice dei prezzi al consumo conferma la crescita dell’1,9% in termini tendenziali.

Nell’area Euro il listino tedesco ha accusato pesanti flessioni, complice il difficile quadro politico, appesantito dal comparto auto che ha risentito sia dei timori di nuove tensioni commerciali che di specifiche vicende societarie: è il caso, per esempio, di Daimler che ha annunciato una revisione al ribasso degli obiettivi di vendite per l’anno in corso. Sui mercati obbligazionari gli acquisti, seppure in maniera marginale, hanno premiato le emissioni “core”, anche se l’allargamento dello spread italiano non ha particolarmente coinvolto le emissioni degli altri Paesi periferici. Le emissioni spagnole, per esempio, sono rimaste relativamente stabili e non hanno risentito della crisi del governo Rajoy che ha portato alla formazione di un nuovo esecutivo di minoranza guidato dal socialista Sanchez.

 

_ _ _ I T A L I A

L’evoluzione dei rapporti tra il Governo italiano e le autorità europee, con particolare riferimento al tema dei migranti e della gestione dei conti pubblici, ha ancora ancora una volta generato significative fasi di volatilità. Rimane il timore da parte degli operatori riguardo la tenuta dei conti pubblici, di fronte a misure economiche di tipo strutturale che non hanno attualmente coperture finanziarie dettagliate. A farne le spese soprattutto il listino domestico colpito in maniera significativa dalle vendite che hanno coinvolto, soprattutto, il comparto bancario anche se si è registrato un parziale recupero che ha permesso di chiudere il mese con perdite limitate. Lo spread sui titoli decennali si è mantenuto sì stabile ma sui livelli elevati di fine Maggio. Solo sulle scadenze più brevi si è assistito ad un graduale calo del differenziale tenendo presente che i nostri titoli a breve sono gli unici del panorama europeo a mostrare un rendimento a scadenza positivo con i tassi Bce ancora fortemente sotto lo zero. 

 

_ _ _ I N A R C A S S A 

A fine Giugno il patrimonio di Inarcassa a valori correnti di mercato si mantiene sui 10,2 mld. Le penalizzazioni dovute alla presenza significativa di assets domestici, sono state solo in parte assorbite, visto il difficile momento dei mercati finanziari internazionali anche se l’elevato grado di diversificazione del patrimonio consente di contenere in misura importante il rischio complessivo del portafoglio. Rimane positiva la componente dedicata agli investimenti nell’economia reale (private equity, private debt, infrastrutture, immobiliare) a conferma del suo effetto stabilizzante sul rischio del portafoglio. Per controbilanciare comunque il rischio “Italia” con le sue conseguenze negative sulla divisa Europea si è mantenuta un’esposizione al dollaro pari a circa il 10% del patrimonio e va registrato anche il contributo positivo della componente materie prime considerata come bene rifugio in periodi di maggiore incertezza finanziaria.