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Cassa Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Ingegneri ed Architetti Liberi Professionisti

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Le convenienze della contribuzione volontaria

Le sollecitazioni, a volte anche pressanti, di solerti promotori finanziari che si rivolgono ai nostri associati per ottenere l’iscrizione in fondi pensione aperti o in piani previdenziali individuali (PIP) porta gli stessi associati a porci domande in merito alla convenienza di queste proposte, soprattutto in rapporto con la contribuzione volontaria in vigore dal 2013. Non meno frequenti sono le richieste di confronto con altre forme di investimento finanziario (obbligazioni, azioni, fondi di vario tipo).

Il sistema previdenziale di Inarcassa, che la recente Riforma del 2012 ha trasformato in un contributivo pro rata, prevede la possibilità per ciascun associato di versare un contributo volontario; questo contributo va a sommarsi al soggettivo obbligatorio per integrare la pensione futura. L’importo versato dall’iscritto finisce in sostanza nel suo “conto corrente virtuale”, alimentando il montante individuale e quindi, in definitiva, la pensione finale. L’aliquota del contributo volontario varia da un minimo dell’1% a un massimo dell’8,5% del reddito professionale e può essere versato nel corso di tutto l’anno ed anche con integrazioni successive.

Ci sono diverse buone ragioni, nel confronto con gli strumenti di investimento del risparmio citati in precedenza, a favore del contributo volontario, dai benefici di natura fiscale alla maggiore convenienza in termini di rendimento “netto”, al netto cioè di costi e imposte.

Il contributo volontario beneficia anzitutto della deducibilità fiscale, che non è prevista, ad esempio, per gli investimenti finanziari (obbligazioni, azioni, fondi, ecc.) essendo diverse le finalità dei due impieghi; di fatto la deducibilità determina, come per il contributo soggettivo obbligatorio, un risparmio di imposta pari al contributo versato per l’aliquota marginale. Questo aspetto è dirimente nella scelta di convenienza rispetto all’investimento finanziario classico.

La deducibilità esiste (ma fino ad un massimo di 5.164,57 € annui) anche per i Fondi Pensione e PIP che beneficiano, però, di minori imposte nella fase dell’impiego del risparmio e nella fase erogazione della pensione, apparendo quindi a prima vista più convenienti.

In realtà vanno considerate “altre convenienze” che fanno pendere la “bilancia” in modo chiaro e determinante a favore del contributo volontario.

Fondi Pensione (aperti e PIP, cioè quelli cui possono aderire i liberi professionisti) presentano, infatti, costi di gestione che vanno in detrazione del montante contributivo e che “abbattono”, in media (dati COVIP) il rendimento annuo di oltre l’1%; il rendimento del contributo volontario versato alla Cassa non è invece gravato da costi di gestione, che sono caricati sul contributo integrativo. A parità di rendimento, quello di Inarcassa risulta quindi più elevato, ogni anno, di oltre un punto; in un arco temporale di lungo periodo, quale quello del risparmio previdenziale, gli effetti sulla prestazione finale sono assai rilevanti per la capitalizzazione degli interessi. Già l’assenza di costi di gestione nel contributo volontario compensa ampiamente i maggiori benefici fiscali previsti dai Fondi pensione in sede di prestazione.

Non è poi di poca rilevanza, soprattutto in questi anni di elevata incertezza e volatilità dei mercati finanziari, il fatto che Inarcassa garantisce ai suoi associati un rendimento minimo dell’1,5% per la capitalizzazione dei montanti, assente nei Fondi Pensione.

L’aspetto tuttavia che fa pendere definitivamente la bilancia a favore del contributo volontario è quando arriva il momento del pensionamento, quando cioè il capitale accumulato (il Montante individuale) deve essere trasformato in rendita, moltiplicandolo per dei Coefficienti di trasformazione. Questi coefficienti sono più penalizzanti nei Fondi pensione, per una maggiore copertura del rischio di longevità e anche per la presenza di “costi di caricamento”, assenti in Inarcassa. Questo determina nei Fondi pensione un ulteriore riduzione della prestazione nel confronto con il contributo volontario.

In termini di importo di pensione, questo insieme di fattori porta, a parità di rendimento, una maggiore convenienza del contributo volontario nei confronti di Fondi aperti e PIP di almeno il 25%.

Questi aspetti sono di difficile valutazione per un associato e ancora più difficile è che queste informazioni possano essere comunicate dai solerti promotori finanziari che ci contattano frequentemente.