ShortLetter - 1/2026
GENNAIO IN TRE BULLET
- L’anno inizia con un mercato azionario in buon equilibrio: i listini hanno performato bene nonostante la volatilità e si è vista una rotazione dagli ex‑leader tecnologici verso settori più tradizionali come industriali, finanziari e beni essenziali. Il movimento non indica debolezza, ma un mercato più ampio e meno dipendente dal solo tech.
- La Fed ha lasciato invariati i tassi come da attese e la politica monetaria definita da Powell viene definita “loosely neutral” (quasi neutrale, ma con un leggero sostegno all’economia). L’assenza di segnali sui tagli, unita allo stimolo fiscale, rafforza l’idea che nel breve non vi saranno riduzioni dei tassi. Segue poi la nomina di Kevin Warsh che muove marginalmente le attese verso una politica più espansiva
- A gennaio si è registrato un aumento della domanda di strumenti di copertura (hedging) contro possibili ribassi nel breve termine degli indici azionari statunitensi e dell’area euro. In Giappone, l’azionario ha invece mostrato una crescita, sostenuto dall’annuncio di elezioni anticipate previste per febbraio e dal contemporaneo indebolimento dello Yen, che ha favorito le esportazioni e attratto flussi verso i titoli locali.
CASE STUDY DEL MESE - L’ORO PROTAGONISTA
Il primo mese del nuovo anno si è mostrato particolarmente intenso per i mercati finanziari. Il ritorno della volatilità, il riaccendersi delle tensioni geopolitiche e un generale riallineamento delle aspettative macroeconomiche hanno riportato l’attenzione degli investitori sui beni rifugio e, più in generale, sulle materie prime. In questo contesto, i metalli preziosi hanno offerto una lettura chiara dell’incertezza globale.
L’oro è stato il protagonista indiscusso del mese, registrando un forte rialzo nel corso di gennaio, prima di una brusca correzione nelle ultime sedute. Un andamento che non segnala un cambio di tendenza, ma piuttosto un mercato in cui prese di profitto e riposizionamenti tecnici convivono con fondamentali ancora solidi. La forza del metallo giallo è stata alimentata da tre fattori principali: l’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, in particolare legate a nuove frizioni commerciali e a scenari di instabilità internazionale; il continuo sostegno delle banche centrali, che proseguono nella diversificazione delle riserve aumentando l’esposizione all’oro e uno scenario macroeconomico complesso, caratterizzato da dati reali resilienti ma da aspettative di lungo periodo meno stabili su inflazione e tassi.
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Il grafico mette a confronto l’andamento del rendimento reale dei Treasury USA a 10 anni (linea nera, asse sinistro invertito) e il prezzo dell’oro in dollari per oncia (linea gialla, asse destro) dal 2012 al 2026. La relazione evidenziata è quella classica: l’oro tende a muoversi in direzione opposta rispetto ai rendimenti reali, perché quando i Treasury offrono rendimenti reali più bassi o negativi, il costo-opportunità di detenere oro diminuisce e la domanda per il metallo prezioso aumenta.
A questo quadro di mercato si aggiunge un elemento strutturale spesso sottovalutato ma sempre più rilevante: l’evoluzione dell’industria estrattiva dell’oro. Uno degli ultimi studi ambientale‑energetico ha mostrato come la progressiva diminuzione del tenore dell’oro nei giacimenti, cioè la quantità di metallo presente per tonnellata di roccia, stia rendendo il processo produttivo via via più energivoro e impattante dal punto di vista ambientale. Man mano che il minerale diventa più povero è necessario trattare volumi maggiori di materiale per ottenere la stessa quantità di oro, con un incremento significativo del consumo energetico e delle emissioni di gas serra associate alle attività estrattive. Questo fenomeno introduce una componente strutturale di pressione sull’offerta, che rafforza ulteriormente il ruolo dell’oro come asset strategico in un contesto di incertezza prolungata.
Nonostante l’oro, dunque, sia stato protagonista di un rally storico, culminato nel raggiungimento di livelli record, verso la fine di gennaio ha subito una delle correzioni più rapide e profonde degli ultimi anni, con movimenti improvvisi e marcati al ribasso. L’episodio evidenzia due elementi chiave dell’attuale mercato dei metalli preziosi: da un lato una volatilità eccezionalmente elevata, alimentata da fattori macroeconomici, tecnici e geopolitici; dall’altro la conferma che il ruolo di bene rifugio non esclude fasi di correzione anche violente al mutare dello scenario macro-finanziario.
OPERATIVITA' INARCASSA
Il 2026 si apre con un patrimonio leggermente sotto i 18 miliardi di euro, evidenziando un avvio d’anno solido e in continuità con il trend positivo registrato nel 2025.
Nel Consiglio di Amministrazione di gennaio sono state presentate nuove proposte di investimento nel mercato governativo globale, a supporto della componente obbligazionaria, che continua a beneficiare dell’attuale livello dei tassi. Sono state valutate anche strategie in opzioni sul mercato Azionario Italia, utili per ottimizzare il profilo rischio/rendimento in un contesto di volatilità moderata e nuove iniziative di investimento nel settore tecnologia Italia, mirate a cogliere opportunità selettive in un comparto in espansione e con valutazioni interessanti.
Nel complesso, il mese di gennaio evidenzia un avvio dell’anno ordinato, disciplinato e coerente con gli obiettivi strategici: consolidamento dei rendimenti, contenimento del rischio di concentrazione, rafforzamento della diversificazione e prosecuzione del percorso di ottimizzazione del portafoglio avviato nel 2025.
Pubblicato: 11 febbraio 2026
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